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Dott. Misiti racconta criticità della sanità calabrese con un focus sul futuro dell'ortopedia

Dopo quattro tentativi andati a vuoto la Calabria, il commissario alla sanità e l'ex prefetto Guido Longo, il sì all'incarico dopo i colloqui con il presidente del consiglio e il ministro dell'interno. Questa terra ha urgente bisogno di noi.

C'è stato il balletto dei commissari ad acta che non è stato assolutamente utile al percorso della gestione sanitaria in Calabria, come pure chi è deputato alla gestione dell'emergenza si arrampica sugli specchi e cerca di ostacolare la linearità delle necessità che vengono descritte e guidate da Roma. La situazione clinica in questo momento per quanto riguarda il percorso sanitario è abbastanza preoccupante, dal punto di vista medico chirurgico devo dire che il sistema della chirurgia ordinaria procastinabile è stato sicuramente non organizzato, e anzi organizzato male. Ospedali spoke non avevano determinate branche e quindi si è avuta una netta riduzione degli interventi chirurgici. Ciò ha portato purtroppo in Calabria come in tutta Italia a un aumento di decessi per infarti, a un aumento di decessi per patologie oncologiche, perché la paura di far entrare persone ospedale ha creato più decessi di quanti se ne sarebbero potuti fronteggiare nel momento della quotidianità normale.

La prima cosa da fare oggi sarebbe quella di riorganizzare la rete degli ospedali. In Calabria sono sono stati chiusi 18 ospedali e quindi bisognerebbe modificare un decreto del commissario ad acta che in Calabria risulta essere datato dal 2016, e fondamentalmente vanno gestiti i percorsi emergenziali con una centrale unica di coordinamento regionale che possa prevedere quelle che sono le disponibilità dei posti letto in tutta la Calabria. Quello che io farei è sicuramente riorganizzare la rete del trauma. La rete del trauma, la rete della chirurgia ortopedica ha bisogno di punti di riferimento, non tutti possono far tutto, i reparti di ortopedia in Calabria hanno tutti delle difficoltà. La prima difficoltà che si ha è quella legata alla necessità di personale specialistico. In reparto da me siamo organizzati bene in quanto siamo in sette ortopedici, sette specialisti in branca, più dei medici di cosiddetta medicina generale, quindi degli internisti, un pool di anestesisti. Abbiamo un'organizzazione che ci permette di fronteggiare il periodo in maniera molto tranquilla.

Saranno fatte delle assunzioni, sarà riorganizzato un percorso sanitario e territoriale che speriamo non serva più per la pandemia ma possa essere utile per quelle che sono le esigenze di una sana medicina territoriale, è importante adesso che questo lavoro abbia una concretezza e possa essere utile a tutti i cittadini italiani.

Il problema nazionale è che mancano gli specialisti delle branche chirurgiche, ci saranno sempre meno specialisti. La seconda cosa è il fabbisogno regionale, ogni regione ha bisogno di determinati posti di specializzazioni di branche diverse. Le banche chirurgiche sono quelle branche che ormai vedono sempre meno chirurghi, o quantomeno medici pronti a specializzarsi in queste branche, e in particolare nella chirurgia, nella ortopedia, nella ginecologia, che sono le branche più vessate dal problema assicurativo. Abbiamo i decreti attuativi della legge "Gelli-Bianco", che è stata approvata nel 2017, siamo nel 2020 e c'è qualche ufficio, qualche persona al ministero della salute che la sta bloccando. Avremmo bisogno bisogno di menti attive, di menti valide, ci sono delle eccellenze.

Il medico che ha curato Boris Johnson è di Catanzaro, il professore Raffaele Bruno è calabrese. I cervelli che lavorano nel campo della medicina ad altissimi livelli che è in giro per il mondo, e la Calabria li accoglierebbe volentieri. Ci vorrebbero anche volentieri. Cosa manca alla Calabria? Manca un sistema di accoglienza per chi vuole fare ricerca, queste cose come devono essere naturali, abbiamo fatto nella prima ondata di contagio un gruppo di studio, siamo riusciti ad arrivare prima alla gestione e analisi del percorso covid, noi abbiamo fatto dei protocolli che abbiamo condiviso con il dottore Lucio Cosco di Catanzaro, che è una delle menti più presenti, cioè il gruppo di studio è fatto da collaborazione, da menti che si uniscono e lavorano per ragionare su un obiettivo: come far star bene le persone. C'è gente che ci lavora, che ci crede, che crede di poter lavorare in questo territorio facendo del bene.