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Dr. Augusto Palermo e Rita, giovanissima sportiva che guarisce da una forte coxartrosi

 "Mi chiamo Rita Romano, ho 30 anni, sono di La Spezia e faccio la barista. Ma la mia vera passione è da sempre lo sport. Circa cinque anni fa, all'età di 25 anni, iniziai ad accusare dei forti dolori all'anca destra e nel giro di pochi mesi mi ritrovai ad avere grandi difficoltà anche a fare le cose banali di tutti i giorni, come camminare, fare le scale o semplicemente allacciarmi le scarpe. Girai come una trottola tra un medico e l'altro ma i miei dolori furono confusi per una semplice pubalgia. Un giorno il mio medico mi consigliò di consultare il dottore Augusto Palermo e fu lui a diagnosticare il mio problema all'anca."

Una ragazza sportiva che è venuta alla mia osservazione perché aveva problemi all'anca.

"Mi spiegò con molto tatto e delicatezza che avrei dovuto applicare una protesi all'anca destra sottoponendomi quindi a un intervento chirurgico."

Quando noi abbiamo da trattare di protesi, operare di protesi all'anca una paziente giovane, dobbiamo pensare a tante cose: come usare questo impianto, è dovere del chirurgo informare il paziente che questo impianto non durerà tutta la vita.

"Ovviamente la mia reazione non fu delle migliori, pensavo di dover rinunciare allo sport e mi sentivo crollare il mondo addosso".

Io come scuola sono sempre stato affezionato al concetto delle protesi conservative, il mio maestro fu l'inventore della protesi a conservazione di collo e io come conseguenza, come prosecuzione di scuola ne ho disegnato la terza generazione.   

"Ma il dottore riuscì a rassicurarmi, tant'è che decisi di operarmi il prima possibile pur di tornare a fare una vita normale."

La storia di Rita è una storia perfetta per l'utilizzo di questo impianto perché è una protesi corta, è una protesi che conserva il collo del femore, è una protesi che conserva il gran trocantere e quindi è una protesi conservativa.

"Ricordo di essermi svegliata con la tremarella e mi chiamarono in sala operatoria e lì mi attendevano gli anestetisti, hanno cercato di mettermi subito a mio agio, cercavano in tutti i modi di farmi ridere, di farmi stare tranquilla."

Conservare più osso significa dare ad un paziente l'opportunità quando dovrà ri-operarsi tra vent'anni, 22-23-19, lo deciderà l'organismo, di avere più stoffa, di avere più osso. Ma questa non è l'unica funzione delle protesi a conservazione    di collo femorale, la CFP-2, che è la terza generazione delle protesi a conservazione di collo femorale, oltre a conservare il collo femorale gran trocantere e conservare quindi più osso, è una protesi meno invasiva delle altre è più corta e perché era adatta la storia di Rita? Perché mantiene la biomeccanica articolare.

"Finito l'intervento la cosa pazzesca è che il giorno dopo praticamente ero già in piedi, rimasi a Milano in ospedale solo per qualche giorno e poi decisi di continuare la riabilitazione a casa, qui a La Spezia".

Un paziente che ha bisogno di tornare alla vita ma non solo, tornare allo sport, deve avere la certezza che il chirurgo ricostruisca i vettori, le forze di tensione muscolare, affinché la performance possa essere eccezionale. Collo del piede, caviglia, incavo del ginocchio, da qui fai la giostra, poi ti giri e ti avviti.  "Dopo sei mesi ricominciai a fare sport, ma con una novità: mi incuriosì la poledance e data la mia competitività più che con gli altri con me stessa, volevo dimostrare che neanche la protesi mi avrebbe fermato, e iniziai a fare poledance."

Rita è una poledancer agevolata dal fatto che era già molto agile, aveva un'ottima muscolatura, e noi siamo riusciti a conservarla.  Abbiamo, grazie alla conservazione del collo figurale, mantenuto il braccio di leva e la tensione del quello che si chiama il lever arm, cioè il braccio di tensione del medio gluteo, che è il grande stabilizzatore dell'anca.

"Ad oggi sono quattro anni che la pratico, amo questo sport e sono soddisfatta di me".

È una storia molto bella quella di Rita, perché oggi Rita è una vera blogger su tutti i social della poledance, è un'eccezionale poledancer, e fa cose incredibili, non fa una poledance soltanto in una palestra ma tutte le volte diciamo mi spavento perché apro i social e la vedo aggrappata ad un palo su una barca, piuttosto che in campagna ad una staccionata dove la vedo fare delle cose incredibili. È la mia grande soddisfazione, io che manifesto tutte le volte tutta la mia paura, ma devo dire racconto tutti questa storia eccezionale.

"Caro Augusto ti mando un saluto, dopo cinque anni ti ringrazio per avermi restituito la mia qualità della vita, ti ringrazio anche per essere sempre molto disponibile ancora oggi a rispondere a tutte le mie domande e alle paranoie che ogni tanto mi passano per la testa".

È venuta da me con mille dubbi perché si chiedeva se questa artrosi era dovuta a un fatto genetico, se era dovuta a un iper-utilizzo di questa articolazione e abbiamo guardato insieme la sua situazione e abbiamo capito che era da operare.

"Un abbraccio, ciao Augusto"