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Il professor Maurilio Marcacci ci parla di uno dei suoi interventi più complicati

C'era la possibilità di fare uno stage di otto mesi in Austria a Salisburgo. Perché c'era la possibilità di fare molta chirurgia sul cadavere, a Salisburgo dove tra l'altro ho conosciuto mia  moglie, ma a parte questo, io feci moltissimi studi sul piede torto congenito nel feto  perché purtroppo si vedevano molti feti, e si vedevano feti con queste deformità, e quindi la mia più grande soddisfazione a quel tempo fu che quando tornai in Italia, ad un congresso SIOT, e quei tempi i congressi della SIOT, la società di ortopedia, erano congressi monotematici, cioè non parlavano tutti, parlavano alcuni, ebbi l'incarico di  parlare di questa mia esperienza alla SIOT e ovviamente fu un'esperienza  impegnativa, che però mi permise poi di continuare a occuparmi della cosa, sempre dal punto di vista medico e chirurgico. C'era un bambino molto piccolo da operare e il Marchetti mi disse "vai, questo è un paziente tuo, che devi fare te", e quindi mi trovai a fare questa chirurgia complicata, di grandissima responsabilità perché si trattava di curare un neonato, e ovviamente quello fu un momento di grande, di grande paura prima di cominciare a fare l'intervento, ma di grandissima soddisfazione.