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Professor Francesco Benazzo - Poliambulanza di Brescia

L'ortopedico è attivo, è un chirurgo

Operiamo gente per farla stare bene, per farla camminare e siamo stati esclusi dall'attività.

Ci siamo trovati da una parte in un'impotenza assoluta e dall'altra nell'angoscia di non potere comunque svolgere le nostre funzioni di medici, abbiamo aiutato i colleghi internisti ma non si può chiedere a un ortopedico di gestire un respiratore, di gestire un paziente in rianimazione, dopo sono arrivati in fondazione poliambulanza il primo marzo e dopo la prima settimana di chirurgia è cominciata progressivamente la chiusura di tanti reparti fino alla completa occupazione dell'ospedale da parte di pazienti di Covid. L'ospedale è stato riconvertito per affrontare l'emergenza,
posti letto sono stati recuperati ovunque, anche nella sala d'aspetto del pronto soccorso, da dove parte l'iter diagnostico. Sono compartimenti a tenuta stagna, a partire dal pronto soccorso c'è un percorso per i pazienti che sono Covid positivi dichiarati, con il test, con il tampone rapido che prende un percorso fisicamente completamente diverso dai pazienti normali con Covid, zone di stazionamento del paziente, prima di essere ammesse nelle parti per l'intervento chirurgico, fino che ha dimostrato che sia al Covid  negativo con il tampone questo vale per tutti i pazienti. Nei
reparti assoluto divieto per i parenti di far visita ai pazienti, quindi reparti assolutamente tranquilli, mi ha costretto a rimanere in ospedale per quel periodo e vivere un'esperienza con degli ortopedici che sono stati "provati" è un brutto termine, straniti per questa evenienza, perché il sacrificio degli altri colleghi medici, internisti, rianimatori, infermieri, comunque mi ha permesso di conoscere questa realtà che ho scelto di vivere per i prossimi anni di vita professionale. Ho scelto Brescia perché dopo tanti anni di lavoro e apatia mi si è aperta questa possibilità che mi è stata offerta dalla Fondazione Poliambulanza di rimanere in un ruolo universitario ma di potermi dedicare in maniera piena all'argomento al quale mi sono dedicato negli ultimi anni dedicandomi a pieno alla chirurgia protesica, e a Brescia c'era la possibilità con due diversi robot della chirurgia protesica del ginocchio, di dedicarmi in maniera completa e profonda alla parte scientifica che fa parte del nostro lavoro di chirurghi ortopedici che io desideravo, un medico come me che va in poliambulanza sa che c'è un'organizzazione che pensa a tutto il resto e uno può dedicarsi completamente al proprio lavoro, e questo è impagabile.

I pazienti di elezione che sono stati completamente posticipati in realtà sono pazienti che hanno accettato forzatamente questa situazione ma anche con contenti di non essere in ospedale
perché l'ospedale faceva, fa ancora paura. A tutti i pazienti che pure adesso, in questi giorni, queste settimane di ripresa completa a cui propongo un intervento chirurgico la prima domanda che fanno è "Ma l'ospedale adesso è sicuro?".  Per cui, in realtà, pazienti di pura elezione hanno accettato volentieri di essere tra i principali. Ci siamo dimenticati forzatamente di tanti altri
pazienti che hanno atteso la possibilità di poter tornare in ospedale a farsi controllare, quelli appena operati quelli che anche con un intervento di elezione rivestivano un carattere di urgenza e che abbiamo potuto a fatica fare o comunque posticipare e ricominciare ad operare appena la chirurgia di elezione era ripresa. "Le migliori tecnologie, le attrezzature d'avanguardia, le tecniche più evolute non conterebbero nulla senza la capacità di ascoltare". Il numero di pazienti che si riesce a fare soprattutto dal punto di vista delle visite ambulatoriali, è limitato per il rigore di distanziamento, e, se vogliamo vedere una cosa positiva, c'è una migliore accuratezza della visita, c'è più tempo per seguire i pazienti, che sono distanziati nel tempo e nello spazio, e questo è un insegnamento che dobbiamo mantenere.

Il paziente merita il massimo della nostra attenzione e se possiamo dedicargli un pochettino più di tempo, è meglio. Per me tutte le mattine compiere quei gesti che sono familiari scaramantici abituali cioè di entrare in sala operatoria cambiarsi, cambiare gli zoccoli, mettere la mascherina, disinfettarsi le mani, mettere il cappellino e la mascherina, vedere la lastre del paziente con l'anestesista, respirare quell'atmosfera unica particolare in sala operatoria, penso che sia una soddisfazione incredibile che vuol dire mettersi il miglior vestito che sia addosso tutti i giorni e sentirselo proprio.

Per cui è la sensazione veramente, del tornare a fare il nostro lavoro.

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