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Quali scelte attendono gli ortopedici nella seconda ondata Covid 19? Prof. Francesco Falez

Noi ortopedici per definizione non salviamo vite umane, siamo nell'ambito della catena emergenziale, di grande supporto, ma non siamo fondamentali, questo è assolutamente assodato.  È pure vero però che la nostra popolazione ha un'età media molto molto elevata, e quali sono le problematiche della popolazione anziana? Fondamentalmente cardiorespiratorie e traumatiche. L'ortopedico dove entra?  Entra in tutte quelle persone anziane che vanno incontro a quelle fratture e lesioni da fragilità e che definiscono il paziente fragile, proprio perché ovviamente sono fratture legate e figlie di questo approccio. Quale sarà il nostro ruolo? Sarà un ruolo in qualche modo meno rilevante di quanto non può essere uno pneumologo, il virologo, l'ematologo, il rianimatore, e qui entriamo sicuramente in un momento di riflessione etica.

Cosa ha fatto la Svizzera? La Svizzera ha posto in atto un protocollo per cui al di sopra di una certa età non presta più le cure, in  Italia questo non sarà mai possibile però c'è da chiedersi cosa succederà della persona anziana che  viene in ospedali Covid, che è malato di Covid, perché noi tutti sappiamo che il malato Covid,  specialmente se fragile e con delle co-morbidità, è soggetto a delle complicanze post-operatorie  importanti: lo operiamo o non lo operiamo? Se non lo operiamo e sappiamo qual è l'exitus del paziente fratturato anziano non operato, se invece lo operiamo sappiamo che lo portiamo incontro a delle complicanze maggiori che possono ovviamente portarlo all'exitus. Sono riflessioni etiche importanti che anche gli ortopedici sono chiamati a fare.