Una straordinaria iniziativa dell’Istituto Ortopedico Rizzoli e l'Università di Bologna

È una operazione che, come vedrete, è ricca di risvolti assolutamente inaspettati I veri protagonisti sono, da un lato l'Istituto Ortopedico Rizzoli e, dall'altra parte, BiGeA, che è il
dipartimento che si occupa di questi oggetti che come vedremo sono particolarmente strani. Uno ne ho in mano io che è il protagonista vero e cioè di un vecchio oggetto paleontologico di tantissimi milioni di anni fa. E' stata l'inizio di una vicenda che noi ci auguriamo di poter continuare con l'Istituto Ortopedico Rizzoli che non immaginava forse di fare cose di questo
genere, e neanche noi per la verità.

Grazie al professor Balzani. Il 5 giugno del 2018 il dottor Durante che è qui presente mi scrisse una mail in cui mi raccontava che era iniziata una prima collaborazione tra lui e il dottor Fanti per cercare di capire se era possibile con le nostre tecnologie radiologiche, dimostrare la presenza, all'interno di questo fossile, del teschio di un animale animale che è vissuto molto tempo fa.

Mi sembrava di ascoltare una favola come fanno un po' i bambini e la cosa devo dire che ci ha subito entusiasmati. Io credo questo: che mondi scientifici apparentemente tra loro molto distanti possano mettere insieme le proprie conoscenze e le proprie competenze per portare a casa un risultato. Solo l'integrazione fra diverse aree e diverse discipline ci permetterà di vincere le sfide della ricerca, perché se rimaniamo confinati, ora sto parlando di ricerca ovviamente, nei nostri orticelli non usciamo vittoriosi. All'occhio allenato mio ha parecchi segreti da svelare, è un animale è vissuto circa 250 milioni di anni fa quindi in un mondo completamente diverso dal nostro. Quando sono andato a disturbare il radiologo abbiamo visto tutto, ma tutto non vuol dire solo le ossa, che già è un buon risultato, abbiamo visto i denti, abbiamo visto tutte le aperture da cui passano i nervi e vasi sanguigni. La più bella immagine che mi ricordo che mi ha fatto vedere Stefano Durante era un'immagine dell'orbita dell'occhio in cui si vedevano ancora le entrate del nervo ottico e dei vasi sanguigni. Ecco utilizzare una tecnologia come una tac, pensate, ecco, in questi mesi abbiamo utilizzato le tac per ben altro, per diagnosticare questo maledetto virus che
ci ha colpiti in questo ultimo periodo.

Ritarare uno strumento che nasce, viene progettato e concepito per attraversare tessuti umani e invece riadattarlo a un tessuto un materiale che non c'è diciamo così non è presente nel nostro pensiero non è stato facile. La cosa che a me fa impazzire di queste tecnologie è che non mi fanno più vedere un sasso o uno scheletro ma mi fa vedere esattamente il manuale d'istruzioni di questo animale, come funzionava. Nel tempo intanto abbiamo portato a casa anche la forma del cervello la forma delle cavità del cranio che gli permettevano di respirare. E' letteralmente l'ABC di un animale vivo.
Il Rizzoli si è dotato da qualche anno di una tecnologia ancora abbastanza rara in Italia, un ATC Dual Energy allora ho detto: perché non mutuare questo tipo di tecnologie di informazione su un qualcosa che in effetti ha una densità molto simile l'argilla e quello che rimane del calcio di questo teschio, e da lì è nata ad esempio l'idea anche di portare avanti con delle tesi di studenti, ricostruire in maniera come dire virtuale tutte le componenti ossee che loro hanno descritto nei loro atlanti, ma che noi invece guidavamo attraverso le immagini. Non è semplice passare da un'immagine a monitor da un'immagine digitale, trovare tutto diciamo quello perché serve per rappresentare un modello 3D come questo. Io dirigo il gruppo del laboratorio di analisi e movimento e di valutazione cliniche e funzionali delle protesi.

Da tempo si occupava di ricostruire le ossa e articolazioni umane per farne dei modelli biomeccanici e per aiutare i chirurghi e gli ortopedici in generale al miglior trattamento possibile fino addirittura alla possibilità di disegnare come abbiamo fatto recentemente delle protesi personalizzate per ogni singolo soggetto.
Naturalmente, abituati a vedere femori, tibia anche e ginocchia, quando Stefano Durante ci ha presentato il caso ecco, non ci siamo di certo ritirati perché
la cosa era sicuramente molto curiosa e ci siamo buttati a capofitto a valutare e a mettere, diciamo, al servizio queste competenze di questo esercizio. In questo caso non era un paziente, non erano diciamo delle strutture intere, ma era tutta una serie di frammenti che però capivamo essere fondamentali per poter fare la ricostruzione completa.

Quindi grazie ancora voi e a tutti per quella gentilezza che avete avuto oggi nell'essere qui, ringrazio anche a nome del rettore naturalmente, e ci vedremo quindi tra pochi mesi di sopra nelle sale del museo con un allestimento che darà conto di tutte le curiosità che abbiamo cercato di istillare in voi che ci ascoltate in questi pochi momenti