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Stefano Giannotti, Direttore Ortopedia Università di Siena, sulle fratture periprotesiche

La problematica delle fratture periprotesiche è cresciuta in maniera importante negli ultimi anni, sono legate all'alto numero in di impianti che   facciamo, a livello soprattutto di anca e di ginocchio, stanno aumentando anche gli  impianti nella articolazione scapolo omerale,   per cui, aumentando gli impianti, riducendo l'età in cui si impiantano   naturalmente le protesi, ci troviamo, all'età di 80 anni 75-85-90 anni,  pazienti che, o vanno incontro ad una frattura periprotesica oppure vanno  incontro a fratture su protesi già revisionate.  Negli anni passati devo dire che questa problematica era una cosa molto rara, veniva affrontata diciamo prevalentemente con una sintesi o con una sostituzione dell'impianto. Con l'aumento anche delle revisioni dei primi impianti ci troviamo di fronte ad esempio a fittoni a livello femorale, a livello omerale, a livello tibiale che comportano un approccio completamente diverso dove diventa difficoltosa eseguire una sintesi e diventa difficoltoso anche fare una revisione dell'impianto stesso.

Devo dire che utilizzando l'esperienza della chirurgia ortopedica di tipo oncologico possiamo utilizzare questi impianti oncologici che ci permettono di eseguire una resezione in cui noi andiamo ad asportare la porzione di frattura che contiene anche la componente protesica. Il mio percorso dal punto di vista formativo professionale nasce con il  professor Marchetti alla Clinica Ortopedica dell'Università di Pisa dove  naturalmente abbiamo coltivato un'idea di sintesi delle fratture per poi  proseguire con il professor Guido, l'ordinario che è succeduto al  professor Marchetti e poi per un periodo abbastanza breve, quando il professor Guido  ha lasciato la clinica, a Pisa è venuto il professor Capanna, per cui abbiamo  avuto una diciamo una full immersion sulla chirurgia oncologica che, devo dire,  a noi della scuola pisana ha aperto degli orizzonti che fino ad ora erano  sconosciuti, nel senso di essere molto aggressivi su certe patologie  naturalmente di tipo oncologico.

È una cosa normale, ma per noi, abituati a fare protesi di primo impianto o fratture diventava una novità poter capire di poter asportare una porzione di osso e ricostruirla.  Quali sono i vantaggi? Indubbiamente noi riusciamo ad avere una soluzione in  più, una freccia nell'arco in più, rispetto a quelle che avevamo prima ma  soprattutto direi vincente, vincente sotto due aspetti: vincente sotto  l'aspetto chirurgico perché si, è una chirurgia difficile, è una chirurgia che  prevede un approccio di tipo oncologico in cui si esegue un'asportazione di un  frammento anche importante del femore, dell'omero o della tibia, ma che ci  consente, attraverso degli strumentari abbastanza precisi e abbastanza  versatili, di poter comunque ricostruire la lunghezza con una componente  protesica di questo osso lungo; e l'altro vantaggio non indifferente è che se io  faccio una sintesi di una frattura periprotesica sono costretto comunque ad  allettare un paziente anziano per un periodo che va dalle cinque  alle sette settimane.

Capite bene quali sono le problematiche, problematiche di tipo sociale, di vita quotidiana di questi soggetti, e le complicanze che comporta l'allettamento di un paziente anziano con altre patologie. In questo tipo di chirurgia, che è una chirurgia a campo aperto,  noi non abbiamo la possibilità di sapere dove io andrò a sezionare quel femore o  quell'omero o quella tibia, perché dipende dal tipo di fittone utilizzato, dipende da  quanto cemento c'è nel canale, per cui io devo aprire questo canale, per cui ho  bisogno di un sistema che sia il più modulare possibile,  ho bisogno di un sistema che mi possa garantire il ripristino della lunghezza  a livello della linea articolare che sia del ginocchio o che sia ad esempio  dell'anca o della spalla che mi permetta pertanto di ricostruire questa  articolazione. Riesco ad adattarmi abbastanza in maniera automatica al tipo di patologia a cui vado incontro.

Faccio un esempio banale, una signora, una  paziente a cui ho dovuto revisionare una frattura periprotesica in una protesi  di ginocchio già revisionata, per cui aveva già dei fittoni molto lunghi  a livello femorale e tibiale, sono dovuto ricorrere ad una resezione, una protesi  da resezione, sia tibiale sia femorale, una cosa abbastanza particolare che come  ho detto avviene anche difficilmente in ambito oncologico, perché si va o da  un versante o dall'altro mentre in questo caso ho dovuto asportare più di  metà della tibia e più di metà del femore per poter ricostruire una  articolazione. La stessa paziente due settimane fa è venuta in ambulatorio perché mi chiede un primo impianto dall'altra parte, per cui da una chirurgia importante ricostruttiva si passa a una chirurgia di primo impianto, dall'altro lato.